I miei fratelli e sorelle un poco alla volta hanno lasciato la casa. La mamma mi ha detto che anch’io dovevo diventare autonoma. Ero un po’ triste di lasciare la famiglia. Una volta andata ero contenta, ma rimpiangevo i miei. Vivo nella comunità alloggio dal lunedì al venerdì. Passo a casa i fine settimana vicina ai miei genitori (vivo in due stanze sopra la loro abitazione), ma a volte anche nella mia comunità.
La mia prima famiglia, sono i miei genitori.
La mia seconda famiglia, sono gli amici della casa famiglia.
La mia terza famiglia, è Fede e Luce.
Come vedo l’avvenire?
Non ci penso. Non posso sposarmi a causa del mio handicap e delle medicine. È difficile che con il mio handicap io possa occuparmi dei figli. Preferisco essere zia. Ho due figliocce. La casa famiglia sarà casa mia. La mamma mi ha detto che, dopo la sua morte, mio fratello Umberto si occuperà dei miei documenti.
I miei genitori mi parleranno nel cuore quando non saranno più qui.
– Maria Agnese, 2002
(O. et L. n. 137)
Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.77
Editoriale
Andiamo avanti di M. Bertolini
Articoli
Un libro interessante sull’adolescenza dei ragazzi disabili di M.T. Mazzarotto
Accettare che mi lasci di M.H.Mathieu
Come preparare il distacco di N. Schulthes
Conoscere l'handicap: la sindrome Williams di Redazione
Scuole di lavoro di Jean Vanier
Storie di rapporti umani di Redazione
Rubriche
Libri
Piccoli messaggeri d’amore: genitori di bambini con la sindrome di down,
Nella stessa barca, AAVV